Scoprite i segreti custoditi nelle isole del Nord del Mar Egeo, situate al largo della costa della Turchia, dove si può godere la tranquillità, in quanto continua a non esserci il turismo di massa in questo settore e, quindi, godere della sua essenza, la bellezza e tradizione. Magari a bordo di una bella nave da crociera che faccia tappa nei porti più interessanti del Mar Mediterraneo. Sull’isola di Chios si può apprezzare il gioiello nascosto di questo grande arcipelago. All’interno delle Isole Sporadi vi stupirà il suggestivo contrasto tra le verdi montagne e il clima mite. Nella leggendaria isola di Hydra, situata nel golfo Saronico, conoscere i villaggi più tipici e tradizionali della Grecia. Chiunque voglia è invitato a godersi le terme e le più antiche tradizioni greche. Godetevi la vostra crociera sulle acque intorno alle isole greche ed ammirate i paesaggi mozzafiato, indimenticabili e gli ambienti naturali spettacolari. Una regione affascinante da tenere in considerazione come destinazione per le vostre crociere nel Mediterraneo a settembre 2017. Godetevi la compagnia della vostra famiglia, o del partner o dei vostri amici e lasciatevi stupire ed affascinare dalla storia e dalla magia delle isole greche. A bordo troverete qualsiasi tipo di servizio e comodità, per rilassarvi completamente e godervi solo il bello della vacanza.

Oltre un milione di viaggiatori visitano la Corsica ogni anno, attirati da un clima estremamente piacevole e mite anche nella stagione invernale e da uno dei paesaggi più straordinariamente variopinti di tutti il continente europeo. Insenature a mezza luna ricoperte di sabbia candida, acque dalle affascinanti sfumature turchesi, spiagge di straordinaria bellezza e suggestive scogliere di granito sulla costa occidentale vi lasceranno letteralmente senza fiato.

Raggiungere la Corsica dall’Italia è comodo e relativamente veloce, considerando la vicinanza dell’isola alle coste italiane. Optare per la traversata con i traghetti Corsica comporta un viaggio complessivamente più lungo ma offre l’opportunità di portare sull’isola la propria autovettura o la propria moto, e, quindi, di potersi muovere in totale autonomia una volta giunti a destinazione.

L’alternativa è l’aereo, dai costi generalmente più elevati. Al momento non sono disponibili voli diretti dall’Italia alla Corsica ed il viaggio prevedrebbe, pertanto, almeno uno scalo in Francia. Raggiungere la Corsica in aereo implica, inoltre, la necessità di noleggiare un mezzo privato all’arrivo.

La Corsica è regolarmente collegata all’Italia via mare con un servizio di collegamenti in traghetto da e per i porti di Livorno, Porto Torres e Santa Teresa di Gallura. Tendenzialmente meno frequenti sono i collegamenti con i porti di Savona, Genova, Piombino e Portoferraio, attivi principalmente nella stagione estiva. L’isola è ottimamente collegata con gli scali marittimi di Marsiglia, Nizza e Tolone, in Francia.

La rotta Livorno-Bastia, al momento, è gestita da Moby Lines e dalla compagnia di navigazione italo-francese Corsica Sardinia Ferries, e la durata del viaggio si attesta indicativamente sulle quattro ore. Corsica Sardinia Ferries offre anche collegamenti in traghetto da Livorno a Ile Rousse.

Come accennato, non mancano i collegamenti con la vicina Sardegna. La rotta Golfo Aranci-Porto Vecchio e Porto Torres-Porto Vecchio collegano la Sardegna con la Corsica e sono offerte da Corsica Sardinia Ferries, mentre la rotta Santa Teresa di Gallura-Bonifacio è offerta da Moby Lines.

Dal porto di Savona è possibile raggiungere Bastia, Calvi e Ile Rousse, mentre da Genova è disponibile un collegamento in traghetto con Bastia con la compagnia Moby Lines, della durata di circa sei ore. Più breve è il tragitto tra Piombino e Bastia offerto da Corsica Sardinia Ferries, della durata di un paio d’ore. Corsica Sardinia Ferries propone anche la rotta Portoferraio-Bastia, che collega l’isola d’Elba alla Corsica. La durata delle traversate via mare e la frequenza dei servizi di collegamento in traghetto con la Corsica possono variare in base al periodo dell’anno.

Alternative dei traghetti per la Sardegna invece operano sulla tratta del traghetto Livorno Olbia, con le compagnie Moby e Sardinia Ferries.

Il mio nome non ha molta importanza, invece può interessarvi quello che faccio, e io faccio il Mystery Shopper. Nome scemo, lo so, suona come un detersivo da hard discount, ma è meglio dello spia-di-merda che usa mia sorella quando le chiedono cosa fa per vivere la persona che più odia al mondo, cioè io.

(Mystery Shopper p.10)

Ecco una nuova intervista su Tag Sardegna. Il protagonista è lo scrittore Antonio Bachis, pseudonimo di un nuovo e giovane talento sardo, autore del libro Mystery Shopper e di Nero Riflesso e Dopotutto (quest’ultimo l’ho letto e lo consiglio vivamente: ci sono delle scene in cui sono morta dalle risate) scritti all’interno del collettivo Elias Mandreu.

Chi si nasconde dietro Antonio Bachis? Questa è una domanda a cui non posso rispondere, io gliel’ ho chiesto… ma i segreti son tali proprio perché non devono essere spifferati ai quattro venti, figuriamoci su un blog!

“Quando abbiamo pubblicato il nostro primo romanzo, avevamo scelto lo pseudonimo di Elias Mandreu perché il lettore avesse la sensazione di avere tra le mani il lavoro di una singola persona, non un collage. Ci è piaciuto pensare che Elias esistesse davvero, e noi tre ne fossimo i medium. Così, quando ho finito Mystery Shopper, mi è venuto spontaneo usare nuovamente un nom de plume”.

Antonio confessa che parte di questa sua scelta deriva dal suo amore per i fumetti: “gran parte dei supereroi hanno una seconda identità, e ho pensato che anche io non potevo essere da meno. Mi sono fermato qui, però, nel senso che almeno per ora non ho scelto un costume col mantello da usare quando presento i libri. Non sarebbe un’idea malvagia, però, potrei pensarci per il futuro”. Perché no? Io lo trovo simpatico, nonché una buona strategia di marketing!!!

Parliamo del libro Mystery Shopper.

“È il mio primo romanzo da solista, che segue Nero riflesso e Dopotutto, scritti nel collettivo Elias Mandreu e usciti per Il Maestrale nel 2009 e nel 2010”.

“Non è, tecnicamente, un noir, anche se in alcuni casi attingo a quelle atmosfere, specie per quanto riguarda una certa amarezza di fondo” .

“Il protagonista della storia fa appunto il mystery shopper. È una figura professionale molto più diffusa di quanto si pensi, ed è una persona che si finge acquirente in negozi oppure fruitore di servizi, per poi dare un giudizio sulle persone. Nel nostro caso il mystery shopper è una persona cinica che compie il suo lavoro con sadismo, senza mai farsi coinvolgere sul piano emotivo. Non ha amici, non ha affetti, non desidera averne e sta benissimo così. Questo sinché non riceve una proposta di lavoro piuttosto particolare: una multinazionale vuole commercializzare la felicità, e lui dovrà provare a vedere come funziona. Il protagonista è una persona all’inizio perfettamente integrata in questo contesto sociale, ma le sue certezze iniziano a crollare in virtù dell’esperimento a cui si sottopone. Non è che diventa buono, semplicemente qualcosa in lui inizia a non funzionare”.

Aggiunge: “È una premessa surreale per un romanzo che racconta (spero) con sarcasmo di come ormai tendiamo a essere non più individui ma solo utenti o fruitori di qualcosa, che sia un prodotto, o un servizio, e di come le grosse multinazionali vogliano controllare le nostre vite, dai dettagli minimi sino alle scelte più importanti”.

Chiedo ad Antonio cosa la scrittura rappresenta per lui.

“Per prima cosa un grande dono ricevuto dalla vita. Non è scontato né dovuto che qualcuno ti pubblichi un libro. Il fatto che io ci sia riuscito è qualcosa che per molto tempo sognavo senza neanche osare di sperarlo. Normalmente scrivere è un modo per raccontare agli altri la tua visione delle cose, ma nel mio caso è prima di tutto un modo per definire più chiaramente quella stessa visione. Ciò detto, mentirei dicendo che scrivo per me stesso. Non credo neanche a chi dice di farlo. Si scrive pensando sempre a chi ti leggerà, e con la speranza che il pubblico sia sempre più vasto, e possibilmente contento di quello che legge”.

Gli chiedo di consigliare a me e a tutti i lettori di Tag Sardegna un libro. Risponde che questa domanda lo mette sempre in crisi, perché ci sono così tanti autori che apprezza che spesso qualcuno se lo dimentica.

Ma poi, fortunatamente ce lo dice “Ho iniziato ad appassionarmi al genere noir leggendo il Centodelitti di Giorgio Scerbanenco, libro che insegna una dote preziosa, quella dell’asciuttezza e della sintesi. Uno dei miei libri di riferimento è Moby Dick, forse per il fatto che insieme a Zanna Bianca di Jack London è stato praticamente il primo romanzo che ho letto quando ero bambino. Tra gli autori contemporanei amo molto Joe R. Lansdale, un grande narratore e maestro dei dialoghi, e poi Jonathan Coe. Amo molto la narrativa americana e mi secca che alcune elite culturali europee la snobbino. Ma per rispondere alla domanda, il libro che non deve mancare mai nella libreria è il prossimo libro che leggeremo”. Un invito a leggere, leggere e leggere insomma! E certo male non fa!

Infine, l’ultima domanda è per la Sardegna. L’auore di Mystery Shopper sostiene che l’isola ospita un microclima ideale per far crescere chi scrive. “Qui abbiamo un numero di lettori superiore alla media nazionale, che sono tendenzialmente ben disposti a leggere storie dei propri conterranei. Abbiamo scrittori e scrittrici di assoluto livello, Fois, Murgia, Abate, Todde e Angioni solo per fare i primi nomi che mi passano per la testa. Ci sono festival letterari presi d’assalto da un pubblico vasto e attento, a Gavoi ho visto scrittori di livello internazionale confessare di non aver mai visto nulla di simile”.

Insomma, per Antonio la Sardegna è un ambiente rassicurante per chi si mette in testa di scrivere. Ma, c’è un ma.

“C’è un rovescio della medaglia” afferma, “un romanzo non è interessante o bello solo perchè parla di Sardegna, i rischi dello stereotipo e del manierismo sono sempre in agguato e bisogna fare attenzione. Spesso tendiamo a idealizzare la Sardegna, innamorandoci delle differenze rispetto al resto d’Italia, e trascurando colpevolmente le analogie che pure ci sono e dovrebbero metterci in guardia. Ad esempio, molte volte abbiamo una visione indulgente, per non dire fiabesca e mitologica, del nostro banditismo, e nel frattempo non vogliamo vedere come la criminalità organizzata, mafia e camorra se le vogliamo chiamare col loro nome, stia penetrando anche da noi”.

Secondo Bachis “chi scrive al giorno d’oggi ha secondo me il compito di parlare anche di queste realtà meno rassicuranti, per le cartoline suggestive si può sempre andare in cartoleria”.

Tornando al libro io ho appena iniziato a leggerlo, vi dirò cosa ne penso, anche se son convinta, viste le premesse, che sia un’opera interessante, da aggiungere alla propria libreria (a fianco a Moby Dick ovviamente!). Alcune recensioni: qui e qui. Mentre, qui la pagina su Facebook.

Ecco il programma del TagSardegnaCamp di venerdì 14 ottobre (sala congressi Hotel Mistral 2, v. xx settembre Oristano).

MATTINA h.10 → istituzioni:

– Saluti d’apertura: Antonio Giovanni Ghiani – Comune di Or

– Angela Nonnis: Presidente di BES

– Michele d’Alena, coordinatore di TagBoLab, Laboratorio di marketing territoriale nel web 2.0 dell’Università di Bologna: TagBoLab: le basi per un’operazione di place branding partecipato

– Fabrizio Frongia, Imago Mundi – Monumenti Aperti: La sfida del web 2.0 per il volontariato culturale

– Barbara Argiolas Assessore del Turismo del Comune di Cagliari

– Lidia Marongiu, Studio Giaccardi & Associati: Venti portali turistici istituzionali europei: linee guida per una corretta promozione turistica online

– Francesco Pintus: Sardegna 2.0: l’innovazione che parte dal basso per cambiare il territorio

– Andrea Maulini, esperto di marketing culturale

– Salvatore Carta (Xorovo srl, spin-off dell’Università di Cagliari): La Rivoluzione Mobile e i servizi al turista: un progetto per Cagliari

– Maurizio Bettelli, direttore generale Gruppo Consul: Il capo tribù 2.0 nel turismo: quanto high tech e quanto high touch?

E’ stato invitato anche l’Assessorato al Turismo della Regione Autonoma della Sardegna

BREAK h.13.00

POMERIGGIO h.14 → barcamp:

1.Giulia Madau http://www.tagsardegna.it

2.Giancarlo Palermo http://brinca.ning.com/

3.Massimo Loi http://www.casteddu.it

4.Antonio Marco Camboni www.sardiniapeople.net

5.Giampaolo Salice http://subarralliccu.wordpress.com/

6.Francesco Obino . Fondazione Sartiglia www.sartiglia.info

7.Paola Panico – Stragiochiamo, sport e centri storici

8.Alberto Masala – http://albertomasalatesti.blogspot.com (collegamento skype)

9. Valeria Gentile http://viagginversi.com/

10. Davide Corriga – Consulta dei giovani di Bauladu

11. Monica Mureddu http://www.sardiniainnovation.it/ (collegamento skype)

12. Giovanni Sedda – http://www.portalesardegna.com/

13. Antonio Iatalese – Consulta giovani Oristano

14 Lino Cianciotto – START-VL srl unipersonale www.startvl.it Modello START: una metodologia per la certezza delle fonti nel settore del turismo”

15.Alessandro Vagnozzi – Giovani Imprenditori di Confindustria Oristano www.assindor.it

16 Luca Secchi, Ing. Assessorato Regionale Turismo – SardegnaTurismo Evoluzione: la nuova piattaforma del turismo regionale verso Open Linked Data, semantic web e web 2.0

17 Nicola Cireddu, 19 anni, Studente in Economia e Gestione Aziendale a Cagliari

18.Alessandra Polo – Community & Content Manager Marenostrum – Quotidiano online di eventi, notizie e turismo in Sardegna

19Alessio Mura e Michela Atzori www.associazioneroots.it

20. Fabio Carta – KUNTRA live&events www.kuntra.it

21. Claudio Simbula – pubblicista e blogger, (presunto) interaction designer www.iosperiamoche.it

22. Maurizio Serra – “Progetto Cultura” promosso da bandierasarda.it

23. Lello Torchia – responsabile servizio turismo della Provincia di Oristano: http://www.gooristano.com http://oristanowestsardinia.it/

Tra circa una settimana si terrà a Oristano l’incontro dal titolo TagSardegnaCamp: i nuovi turismi e il web 2.0. Una nuova opportunità di marketing territoriale.

Come accennato precedentemente in questo post il tema è la la relazione tra turismo e media sociali.

Ma, da quel post a ora sono cambiate alcune cose. Anzitutto la location, la nuova sede del TagSardegnaCamp sarà la sala congressi dell’Hotel Mistral 2 in via xx settembre.

Il programma definitivo è il seguente:

MATTINA h.10 → istituzioni:

– Saluti d’apertura:

Rappresentante Comune di Or

– Giuseppe Giordano: Vice Presidente di BES

– Michele d’Alena, coordinatore di TagBoLab, Laboratorio di marketing territoriale nel web 2.0 dell’Università di Bologna: TagBoLab: le basi per un’operazione di place branding partecipato

– Fabrizio Frongia, Imago Mundi – Monumenti Aperti: La sfida del web 2.0 per il volontariato culturale

– Barbara Argiolas Assessore del Turismo del Comune di Cagliari

– Lidia Marongiu, Studio Giaccardi & Associati: Venti portali turistici istituzionali europei: linee guida per una corretta promozione turistica online

– Francesco Pintus: Sardegna 2.0: l’innovazione che parte dal basso per cambiare il territorio

– Andrea Maulini, esperto di marketing culturale

– Salvatore Carta (Xorovo srl, spin-off dell’Università di Cagliari): La Rivoluzione Mobile e i servizi al turista: un progetto per Cagliari

– Maurizio Bettelli, direttore generale Gruppo Consul: Il capo tribù 2.0 nel turismo: quanto high tech e quanto high touch?

BREAK h.13.00

POMERIGGIO h.14 → barcamp:

“TagSardegnaCamp: il primo meeting dei blogger sardi e degli organizzatori di festival ed eventi”

Introduce Giulia Madau, fondatrice di TagSardegna

seguono interventi e proposte su come promuovere la Sardegna e la sua cultura tra online e offline,

coordina e modera Sociallab

– la Sardegna online: primo meeting dei blogger e community sardi

– la Sardegna offline: organizzatori festival ed eventi, soci BES

ore 17.30 Resoconto, sintesi della giornata: Michele d’Alena e Roberto Calari

ore 18,00 conclusioni e saluti finali: Giuseppe Giordano , Vice Presidente di Bes

Mentre, il pomeriggio al barcamp si sono iscritte le seguenti persone (ci sono ancora alcuni posti liberi):

1.Giulia Madau http://www.tagsardegna.it

2.Giancarlo Palermo http://brinca.ning.com/

3.Massimo Loi http://www.casteddu.it

4.Antonio Marco Camboni www.sardiniapeople.net

5.Giampaolo Salice http://subarralliccu.wordpress.com/

6.Francesco Obino . Fondazione Sartiglia

7.Paola Panico – Stragiochiamo, sport e centri storici

8.Alberto Masala – http://albertomasalatesti.blogspot.com (in collegamento skype)

9. Valeria Gentile http://viagginversi.com/

10. Davide Corriga – Consulta dei giovani di Bauladu

11. Monica Mureddu http://www.sardiniainnovation.it/ (in collegamento skype)

12. Giovanni Sedda – http://www.portalesardegna.com/

13. Antonio Iatalese – Consulta giovani Oristano

14. Lino Cianciotto – START-VL srl unipersonale www.startvl.it Modello START: una metodologia per la certezza delle fonti nel settore del turismo”

15.Alessandro Vagnozzi – Giovani Imprenditori di Confindustria Oristano www.assindor.it

16. Luca Secchi, Ing. Assessorato Regionale Turismo – SardegnaTurismo Evoluzione: la nuova piattaforma del turismo regionale verso Open Linked Data, semantic web e web 2.0

17. Nicola Cireddu, 19 anni, Studente in Economia e Gestione Aziendale a Cagliari

17 Nicola Cireddu, 19 anni, Studente in Economia e Gestione Aziendale a Cagliari

20. Alessandra Polo – Community & Content Manager Marenostrum – Quotidiano online di eventi, notizie e turismo in Sardegna

21. Alessio Mura e Michela Atzori www.associazioneroots.it

22. Fabio Carta – KUNTRA live&events www.kuntra.it

23. Claudio Simbula – pubblicista e blogger, (presunto) interaction designer www.iosperiamoche.it

È possibile seguire in diretta l’evento, o in streaming qui su TagSardegna o via twitter con l’ashtag #tagsardegnacamp.

Mentre, per trovare informazioni sulla giornata di venerdì 14, oltre che su questo blog e il sito dell’Associazione BES, si può navigare anche sui siti e portali dei nostri media partner:

Una regione come la Sardegna, in qualità di meta turistica preferita da migliaia di persone, ha il dovere morale di rigenerarsi costantemente per risultare sempre accogliente e interessante.

Sulla scia del progresso e dell’innovazione continua nasce l’idea Alghero QR, un progetto pensato per vivere un’esperienza alternativa all’interno della città di Alghero e fornire informazioni e servizi utili ai turisti.

Un progetto sardo, dedicato a una città della Sardegna stessa.

Un progetto che utilizza principalmente due tecnologie: telefonini intelligenti (smartphone) e codici QR.

Perché gli smartphone? Perché questo tipo di cellulari (iPhone, Blackberry, HTC e altri con sistema operativo Android, Nokia più evoluti..) sono apparecchi dotati di GPS, possono connettersi a Internet ed è possibile installare al loro interno programmi di ogni tipo. Sempre più turisti e utenti usano gli smartphone durante i loro viaggi, scattando foto e condividendole su Internet in tempo reale, utilizzando le mappe grazie al GPS, connettendosi a Foursquare o altri siti che sfruttano la geolocalizzazione, leggendo recensioni sui posti da visitare. Il cellulare intelligente diventa un mezzo per vivere una vacanza intelligente.

E, inoltre, questi apparecchi possono leggere i codici QR, grazie all’installazione di un apposito programma assolutamente gratuito.

Cosa sono i codici QR? I codici QR, detti codici bidimensionali, sono un’evoluzione dei codici a barre.

Al loro interno è possibile inserire link a siti internet, messaggi testuali, link a video o mp3. Ogni codice può essere letto/decodificato grazie a una semplice foto con il proprio smartphone. Una volta fotografato, il codice QR “rilascia” le informazioni che contiene, rendendole visibili all’interno del cellulare. In sostanza, rappresenta una connessione effettiva tra il mondo reale e quello digitale. A questo link, una spiegazione del funzionamento dei codici QR code.

Creare un codice QR è un processo assolutamente gratuito. Una volta realizzato, esso può essere stampato su carta o impresso su qualsiasi tipo di superficie. Per questo, si tratta di un mezzo economico e di facile diffusione. Ed è proprio per questo che i suddetti codici, già popolarissimi in Giappone, stanno venendo utilizzati sempre più anche in Europa e negli Stati Uniti.

Gli smartphone, ormai sempre più diffusi, rappresentano la “chiave” per la lettura dei codici QR. In sostanza è come avere una “bacchetta magica” che permette di leggere questi “codici segreti”, decifrandoli e usufruendone al meglio.

Dunque, come funziona Alghero QR? In sostanza, all’interno della città di Alghero verranno posizionati dei codici QR in punti strategici (posizionati con intelligenza, si intende. Nessun vandalismo su monumenti o altro). Questi codici avranno al loro interno informazioni sulla città, filmati, audio guide e altri contenuti digitali. Essi potranno trovati casualmente dai turisti o inseriti all’interno di un percorso più preciso da suggerire.

Facciamo un rapido esempio. Mettiamo che un turista passi davanti a una delle torri presenti sul lungomare di Alghero. La Torre dei Cani, magari. Ora, il turista non ha con sé una guida e non ha idea di cosa sia quella torre. Là vicino, su una piccola colonna, è però presente un codice QR. Il turista lo vede, lo fotografa con il suo cellulare, il codice viene decodificato, il cellulare si connette a Internet e sullo schermo appare un video che racconta la storia della Torre dei Cani, spiegando il perché del suo nome e la sua storia. Oppure si apre una pagina web dove leggere informazioni utili. O ancora, viene lanciata una audioguida da ascoltare rapidamente.

Oppure, altro scenario. Un gruppo di amici si chiede cosa fare la sera ad Alghero. Vicino a una delle piazze principali trova un codice QR contrassegnato dalla scritta “events”. Uno di loro lo fotografa con il proprio cellulare, il codice viene decodificato e sullo schermo appare un sito dedicato agli eventi ad Alghero, dove gli amici possono leggere un elenco dei concerti, serate a tema, feste in discoteca e feste in spiaggia previste per quella notte.

Questi sono solo due dei tanti esempi d’uso del progetto Alghero QR.

I materiali a cui i codici QR rimandano possono essere scelti tra i tanti presenti sul web e dedicati alla città di Alghero (informazioni presenti sul sito della Regione Sardegna, per esempio) oppure possono essere prodotti e raccolti all’interno di un sito apposito, concepito per i dispositivi mobile (algheroqr.mobi, ad esempio).

Nel caso gli utenti non fossero dotati di un abbonamento che permette la connessione a Internet (un motivo su tutti, il roaming all’estero), si può far leva sul progetto Surf in Sardinia, che mette a disposizione aree free wi-fi in diversi punti della città di Alghero.

In questo modo si fornisce uno strumento innovativo per muoversi all’interno della città catalana, regalando a turisti e utenti un’esperienza più ricca, nuova, che permette un’esplorazione dinamica e divertente.

Per rendere più semplice la riconoscibilità dei codici QR, si è pensato di affiancare loro degli “isotypes”, ovvero delle icone simili a quelle dei segnali stradali. Così, i codici che contengono informazioni turistiche avrebbero una “i” vicina, quelli che suggeriscono ristoranti avrebbero accanto l’immagine di un cuoco stilizzata, e così via, rendendo la loro decifrazione più agevole.

Seguendo un percorso creato con i codici QR il turista diventa a tutti gli effetti esploratore e può contare su un mezzo in più per vivere pienamente la città.

Alghero QR non si esaurisce puntando solo sull’aspetto informativo.

All’interno del progetto è stato inserito un uso “non convenzionale” dei codici QR. Accanto ai codici informativi, facilmente ritrovabili e appositamente segnalati, nei punti più nascosti della città saranno posizionati dei codici “segreti”, caratterizzati da un punto di domanda. Decodificando questi codici si avrà la possibilità di vincere premi speciali e partecipare ad eventi esclusivi, come cene, aperitivi, esposizioni, concerti. Tutte iniziative assolutamente segrete, alle quali avere accesso solo tramite questi particolari codici.

In questo modo si alimenta l’aspetto ludico e si avvia una sorta di “caccia al tesoro” per le vie di Alghero, capace di coinvolgere chiunque.

Questo è, in sintesi, il progetto AlgheroQR. Al momento il concept si trova in una dimensione “beta”, in attesa di un forte input che ne permetta la realizzazione. Che, tra l’altro, non sarebbe affatto difficile e porterebbe Alghero ad essere la prima città ad ospitare un simile progetto in Italia, totalmente dedicato al turismo e a misura di turista.

Il progetto è stato studiato per rispondere agli interrogativi che possono sorgere (Come spiegare il funzionamento dei codici? Come fornire il programmino gratuito per leggerli? Come far connettere gli smartphone al web? ecc ecc). Per chi volesse saperne di più, di seguito una breve presentazione dell’idea, alla fine della quale sono presenti i miei contatti.

Va da sé che il progetto risulti adattabile anche ad altre città (CagliariQR, OlbiaQR, Castelsardo QR..). Bisogna solo.. volerlo.

E credere in una Sardegna innovativa, accessibile e all’avanguardia, che punti sull’intelligenza e la diffonda.

Questo pomeriggio h. 17.30 presso la Facoltà di Scienze Politiche di Cagliari Alberto Cottica presenterà il suo libro Wikicrazia.

Alberto (che ho avuto modo di conoscere al TagBoCamp l’anno scorso) è un economista e animatore di Kublai, ambiente di progettazione pensato per i creativi e orientato allo sviluppo locale, nonché musicista e cofondatore dei Modena City Ramblers.

Wikicrazia è invece un libro scritto in crowdsourcing. L’autore, infatti, dopo aver fatto una prima stesura dell’opera ha deciso di pubblicarla nel suo blog e metterla in condivisione con gli utenti di internet. Questi hanno avanzato le loro proposte, fatto critiche, dato consigli e pareri su ciò che leggevano, di cui ovviamente Alberto ha tenuto conto. Il risultato lo potete leggere voi stessi nelle pagine del libro.

L’obiettivo di Wikicrazia è aiutare chiunque lo voglia a diventare protagonista delle politiche pubbliche e questo secondo Alberto Cottica può servire a cambiare il mondo.

“Se vuoi cambiare il mondo, devi attivare le persone. Soltanto il concorso di moltissime persone molto diverse tra loro, quando si incanala in una direzione comune, riesce a produrre cambiamento. E il cambiamento sarà tanto più profondo quanto più queste persone saranno attive, motivate, creative, non semplici pedine manovrate da leader carismatici”.

Il libro è composto da tre parti.

Nella prima l’autore si domanda “cosa c’è che non va nelle politiche pubbliche” suggerendo anche una soluzione, cioè quella di “mobilitare e valorizzare i cittadini comuni per progettare (e se possibile attuare) insieme le politiche pubbliche, aiutandoli a coordinarsi su Internet”.

Nella seconda parte si parla di come progettare queste “politiche pubbliche wiki” utilizzando sei principi da tenere presente, principi che lo stesso Cottica dice di aver imparato sulla propria pelle.

La terza parte è dedicata a un ipotetico futuro in cui le politiche wiki diventano una modalità normale di azione per lo Stato.

Nel libro inoltre non mancano esempi di esperienze e casi di successo nell’attuazione di politiche pubbliche al tempo del web che aiutano il lettore, anche il meno esperto, a capire che tutto ciò di cui Alberto parla può essere effettivamente messo in pratica.

L’autore, all’incontro di questo pomeriggio, discuterà di tutto ciò con l’imprenditore ed ex presidente della Regione Sardegna Renato Soru e con la sociologa Aide Esu.

Chi organizza l’incontro è Eutropia Sviluppo (di cui avevo parlato qui) che dice di Wikicrazia “è una visione entusiasmante di quello che le politiche pubbliche potrebbero diventare nell’era di Internet: la mobilitazione di una intelligenza collettiva, attraverso la collaborazione creativa tra gli amministratori, le organizzazioni noprofit, e soprattutto migliaia e migliaia di cittadini”.

Se la Sardegna è una “terra moderna innervata di tecnologia e saperi” è anche grazie a Eutropia.

“Eutropia è letteralmente buona trasformazione e ci rammenta una delle più originali città immaginifiche ed invisibili di Italo Calvino”. Nel libro dello scrittore italiano Eutropia è un insieme di città, ma una sola è abitata, le altre sono vuote e quando i cittadini si stancano della loro vita si spostano, traslocano, e si rinnovano in una nuova città vicina.

In Sardegna, Eutropia è una comunità di persone che si incontrano per sperimentarsi nell’ambito dell’innovazione e del cambiamento.

Infatti, come dicono i suoi creatori: “Si candida ad essere una comunità innovativa per la condivisione di esperienze e saperi, sul presupposto che il bene di relazione costituisca un attore straordinario di competitività di tutte le organizzazioni, da quelle elementari alle più complesse”.

Questi i suoi valori:

Entusiasmo

Umanità

Talento

Relazione

Organizzazione

Progettualità

Innovazione

Apertura

È nata nel 2009 dall’incontro e dall’integrazione di esperienze e professionalità di differente provenienza, con la finalità di dare vita a soluzioni innovative nel campo della formazione, della ricerca partecipata e della consulenza strategica.

Gestisce eventi, promuove formazione su temi innovativi, presidia i temi della comunicazione e del marketing, offre servizi di consulenza e di coaching.

Eutropia è molto attiva su facebook e su twitter e lavora a stretto contatto con i temi del web 2.0.

Infatti, sta portando avanti un lavoro di valutazione dei siti della PA dal punto di vista dell’usabilità e dei testi.

Del web pensa: “È un grande spazio per veicolare, condividere, costruire contenuto”. Inoltre “costituisce una grande opportunità per rendere comune il sapere, la conoscenza e l’informazione”.

“È una dimensione di interconnessione che ci spinge verso le comunità di interesse a – spaziali, e che insieme ci riconduce al territorio in una nuova prospettiva e con nuove chiavi di interpretazione”.

Inoltre, è la promotrice della II edizione del Master Le Nuove Frontiere del Marketing e della Comunicazione Digitale che si terrà a Cagliari tra febbraio e maggio 2011 in collaborazione con Max Info Sardegna e Ablativ.

Questo percorso, che vedrà tra i docenti alcuni tra i migliori esperti a livello nazionale, rappresenta l’occasione per sviluppare le competenze necessarie ad utilizzare le opportunità offerte dai media digitali e dal web 2.0, presupposto per progettare, pianificare e verificare le attività di marketing e comunicazione, in un’ottica di integrazione tra online e offline.

Il master è a pagamento ma una borsa di studio a copertura totale sarà assegnata a chi, basandosi sui temi del corso, promuoverà nel modo più originale la propria candidatura.

E sulla Sardegna cosa pensa Eutropia? “È una terra antica, le cui pietre serbano il ricordo dei millenni trascorsi: i Nuraghi non costituiscono soltanto e semplicemente dei monumenti, ma sono immagini totemiche che vegliano sui silenzi di questa terra”.

“Solo allora puoi apprezzare i panorami mozzafiato che degradano nelle vie del mare, tra le note di una sonata malinconica di Paolo Fresu e le parole fuse nel piombo di Marcello Fois”.

Per gli ideatori di Eutropia la Sardegna è una terra moderna innervata di tecnologia e saperi, infatti attraversando le funzioni strategiche della sua capitale ci si può perdere nei calcoli labirintici della scienza più all’avanguardia.

Ma l’isola è anche “spesso straziata da esperimenti di finta modernizzazione, che piange i suoi operai e i suoi minatori rimasti senza lavoro, terra tradita da una promessa di industrializzazione ormai al tramonto”.

Cosa manca a quest’isola?

“Crediamo che la Sardegna sia una sorta di terra del possibile, dove sperimentare nuove forme di sviluppo e di convivenza. Un’immagine visionaria accompagnata da una classe dirigente all’altezza, dalla capacità delle istituzioni di accompagnare le eccellenze che pur ci sono, dalla volontà di operare forti investimenti”.

Per Eutropia, il nostro territorio potrebbe diventare un vero spazio laboratorio che in tempi di crisi ci indichi le strade opportune da percorrere.

Cosa fareste che ora non c’è?

Le proposte sono tante: “Sardegna a impatto zero, bilanci partecipativi, turismo sostenibile e responsabile, qualità della vita. E le tecnologie come strumenti abilitanti, capaci di superare le tradizionali diseconomie dell’insularità”.

Nato in Sardegna, vive a Bologna da parecchi anni, è poeta, è scrittore, è traduttore: Alberto Masala è stato definito “uno dei più importanti poeti che negli ultimi anni calpesta i palcoscenici della nuova società dello spettacolo in Italia”.

Possiede un sito, due blog e varie pagine su Facebook. Il suo lato 2.0 è per me molto interessante, mi incuriosisce, voglio andare più a fondo ed ecco che gli invio una mail e lo sommergo di domande relative ai temi trattati nel mio blog: web 2.0 e Sardegna.

Lui mi risponde dopo poche ore con tanta disponibilità e gentilezza.

Del sito albertomasala.com (seconda versione) dice “è stato aperto dal mio webmaster, Thanitart, parecchi anni fa ed è fermo ad allora”. Non potendo intervenire direttamente, ne rinvia sempre l’aggiornamento.

Il blog news è quello che ha più accessi ed è considerato dallo scrittore il suo sito ‘vivente’, viene aggiornato più o meno una volta alla settimana.

Lo utilizza per dare notizie, esprimere opinioni personali, raccontare le cose più rilevanti che gli accadono come per esempio il suo viaggio in Iraq, fare piccoli reportage “dove non è rilevante parlare di me stesso”.

“Mi serve per poter agire nel sociale evidenziando cause o questioni che mi stanno a cuore in ambito culturale, ambientale, politico in genere”.

Il blog testi, afferma Alberto, procede lentamente e staticamente: immagazzina e riporta solo notizie, brani, link che riguardano la sua scrittura. “Lo considero il mio sito archivio personale“.

Di pagine sul social network blu ne ha tre: una fan page (l’unica che sono riuscita a trovare!), una pagina semisconosciuta e privata con il suo nome, una abbastanza conosciuta, ma con un eteronimo.

La fan page (con 611 fan) non è stata aperta da lui personalmente, ma è una vera e propria pagina “fans” con quattro o cinque amministratori. Ammette “io non volevo entrare in Fb per non impegnare la mia giornata in centinaia di ‘relazioni’ gratuite e ‘sfaccendate’, per non dare accesso a chiunque nel mio privato, nel mio quotidiano, per non perdere energie inutilmente coltivando ‘amicizie’ superficiali da consumare su una tastiera”.

Dietro eteronimo, però, per poter gestire la sua fan page ha dovuto aprirsi un profilo “ma anche lì sono molto rigoroso… e quasi nessuno sa chi sono”.

“Il sito e il blog testi sono propaggini interdipendenti della mia rappresentazione pubblica nell’ambito della scrittura. Il blog news conserva più l’attitudine a rappresentare il mio pensiero ed il mio impegno attivista nel sociale. La pagina facebook è una mediazione fra queste due tendenze”.

“Tutti — in misura differente — mi servono per lavorare, ma ovviamente il blog news è il meno indirizzato alla mia attività professionale — direi quasi per niente”.

Chiedo ad Alberto “da cosa nasce l’esigenza di comunicare?”.

Risponde che nell’uomo nasce dalla necessità di costruire e mantenere un gruppo, un branco, una tribù e dall’esigenza di appartenere.

“In me in maniera subliminale, archetipica, per le stesse esigenze. In maniera razionale, visto che opero nell’ambito culturale, la considero un’ovvietà necessaria alla professione”.

“Dal punto di vista etico, spirituale, coltivo l’esigenza ad esprimere voce e, soprattutto, a dare spazio a voci inespresse, impedite, necessarie… trasportare voci e renderle visibili è il compito più rilevante e fondativo dell’essere poeta. Sei poeta perché qualcuno (una comunità, un gruppo) ti nomina tale. E lo fa perché ne trasporti la voce”.

Gli domando se il suo mestiere influisce sulla stile di scrittura dei post: “certo: si è sempre una sola persona”.

Ma c’è qualche differenza tra lo scrivere una pagina di un libro e il creare un testo per il blog?

“Nel blog testi fornisco dati consultabili facilmente. E restano lì immagazzinati. Il blog news è un ottimo esercizio di sintesi. E la scrittura è più ‘commisurata’, più ‘generalizzata’, meno approfondita. Casomai, per allargare le possibilità del lettore, si creano indizi e poi si imbottisce di buoni link. Anche perché non ho la pretesa neanche minima di potermi occupare di tutto”.

Lo scrittore blogger vede i post come una “gentile e disponibile” traslazione di ciò di cui si è interessato, occupato, preoccupato. E precisa “sto molto attento perché ho un rifiuto congenito per l’opinionismo, lo trovo uno dei peggiori fenomeni dell’epoca. Evidentemente, anch’io esprimo chiaramente e sempre le mie posizioni, ma spero di conservare un senso della misura, uno stile ‘discreto’ anche nel manifestare passioni. È come fare del ‘piccolo giornalismo basico’ e senza pretese professionali. Piuttosto linko chi il giornalismo lo fa seriamente”.

Creare una pagina di un libro ha altri percorsi, più profondi e stabili: “chiudere un post non ti lascia quel senso di ‘definitivo’ che invece ti impone la pagina di un libro. In un blog l’evidenza dell’essenza resta solo affidata all’intuizione del lettore, a volte ha un aspetto effimero, temporaneo”.

Scrivere su un blog è, per il poeta sardo, “come stendere lampi di esistenza forse attendendo di stabilizzarli nell’essenza della pagina di un libro” e aggiunge “la differenza tra un blog ed una pagina è la stessa che c’è fra un lampo, anche meraviglioso, ed una lampada accesa… una luce”.

Punta il dito contro il lettore ‘rapido’, consumatore di trame più che degustatore di pagine. “Trovo che uno dei peggiori mali della scrittura contemporanea sia la ‘sindrome da blog’, che può portare all’approssimazione, allo ‘zapping’ del senso e fra i sensi”.

“Altra metafora: c’è la differenza tra l’ingurgitare e il degustare. Sono rarissimi i casi di blog che smentiscono questa tendenza. Ed anche a loro ogni tanto capita di ‘cascare’”.

Ora parliamo di Sardegna!

Secondo Alberto Masala tutti i territori sono famosi per i loro peggiori luoghi comuni e per la banale rappresentazione che se ne fa.

Quindi per la Sardegna sono “le coste, la natura, il carattere degli abitanti stranamente schizofrenico tra rigida oscurità e ospitale disponibilità (il tutto espresso con un accento paradossalmente marcato), formaggio e pecore, banditi e sequestri”.

A suo avviso nella nostra isola sono tante le cose che mancano:

– un ottimo sistema del trasporto pubblico (all’interno e verso l’esterno dell’isola)
– un piano di riconversione in senso ambientalista delle zone sottoposte a servitù militare
– un piano di valorizzazione (vero) delle specificità produttive per rilanciare l’economia
– un centro di formazione per giovani che vogliano lavorare in ambito culturale a tutti i livelli. Con lezioni teoriche e laboratori pratici dove si realizza davvero un prodotto culturale e se ne gestisce la sorte sia tecnicamente che nella comunicazione e la gestione organizzativa ed amministrativa.

Quest’ultimo, confida lo scrittore, è in effetti un progetto che ha scritto e coltiva già da molto tempo.

E poi ancora:

– un rigoroso piano di tutela dell’ambiente e del paesaggio storico e naturale
– un piano energetico ‘pulito’
– una banca etica “sarda” diffusa capillarmente
– il ripristino con potenziamento del “master and back” (soprattutto il “back”)
– l’autodeterminazione completa fino all’indipendenza.

Il video mostra Alberto Masala al Festival Letterario di Gavoi Isola delle Storie.

Andrea Mameli (nella foto in basso) è ricercatore al Centro di ricerca, sviluppo e studi superiori in Sardegna, dal 1996. È giornalista scientifico freelance, collabora dal 1994 con il quotidiano l’Unione Sarda per la pagina della cultura e dal 2004 cura la rubrica La Sardegna nel Web sul mensile Il Messaggero Sardo.

È un blogger. Perciò Tag Sardegna si è occupato di lui e dei suoi due blog, completamente dedicati alla scienza e alla sua divulgazione.

Il primo riguarda il mondo dei fumetti visti come strumenti per diffondere e avvicinare il pubblico al mondo scientifico. Il blog è nato con l’idea di “comunicare la scienza ai bambini (e non solo a loro) e raccoglie i contributi di sette creativi dotati di tecniche espressive, gusti e stili diversi, proponendosi come laboratorio di ricerca per la definizione di un modello comunicativo adattabile una vasta gamma di utenze”.

Linguaggio macchina, invece, è gestito solo da Andrea ed è uno spazio che il blogger utilizza per pubblicare articoli e post su scienza e argomenti ad essa inerenti.

Ho chiesto al ricercatore quando ha iniziato a scrivere e quali sono i motivi che l’hanno spinto a comunicare. “Scrivo da sempre, in svariati contesti, come esigenza di raccontare e come bisogno spontaneo di partecipazione attiva a ciò che accade”.

“Il percorso che mi ha portato dalle prime esperienze (da adolescente) di corrispondente locale per associazioni e poi nel volontariato fino alle collaborazioni giornalistiche e all’attuale incarico di responsabile del settore comunicazione di un centro di ricerca è a mio avviso logico e coerente, per quanto non razionalizzato fino a anni relativamente recenti. Vi è molto di spontaneo in tutto questo”.

Oltre a comunicare la scienza con i fumetti, l’idea è divulgarla anche attraverso i due blog. Infatti racconta che dopo aver esplorato ambiti di comunicazione tradizionali e aver visto nascere il web in Italia durante la stesura della sua tesi di laurea in fisica (1994-1995), ha trovato assolutamente naturale utilizzare tutti i mezzi disponibili, spesso gratuiti come i blog.

Afferma con grande sicurezza e convinzione di non volersi limitare e spiega che ama scrivere anche pensando che le parole saranno stampate, in un libro o in un giornale, oppure saranno recitate, in teatro o davanti a un obiettivo, oppure daranno vita a illustrazioni e fumetti.

Ma cosa pensa della Sardegna?

Il blogger-scienziato sostiene che ciò che la rende famosa è la bellezza dell’ambiente, del mare e delle zone interne, l’ospitalità delle persone e la cucina.

In alcuni ambienti, però, si conoscono anche le iniziative rilevanti in campi innovativi , come il primo sito web d’Italia e il primo quotidiano online europeo, “ma non ovunque” precisa.

Secondo Andrea, in Sardegna “domina anche l’immagine di arretratezza”.

Nel suo settore, quello della comunicazione della scienza, le iniziative da qualche anno stanno nascendo copiosamente. Ammette “la curiosità e l’interesse ci sono, manca però la sensibilità da parte di enti locali e imprese a sostenere queste iniziative”.

Un punto debole di chi amministra è la mancanza della volontà di osare, magari con iniziative innovative nella mobilità e nel turismo sostenibile.

Chiude l’intervista così “inoltre trovo molto carente la capacità di collaborare (prevale l’individualismo a tutti i livelli) ma agire (a livello educativo) in questa direzione forse costerebbe molto”.