Il mio nome non ha molta importanza, invece può interessarvi quello che faccio, e io faccio il Mystery Shopper. Nome scemo, lo so, suona come un detersivo da hard discount, ma è meglio dello spia-di-merda che usa mia sorella quando le chiedono cosa fa per vivere la persona che più odia al mondo, cioè io.
(Mystery Shopper p.10)
Ecco una nuova intervista su Tag Sardegna. Il protagonista è lo scrittore Antonio Bachis, pseudonimo di un nuovo e giovane talento sardo, autore del libro Mystery Shopper e di Nero Riflesso e Dopotutto (quest’ultimo l’ho letto e lo consiglio vivamente: ci sono delle scene in cui sono morta dalle risate) scritti all’interno del collettivo Elias Mandreu.
Chi si nasconde dietro Antonio Bachis? Questa è una domanda a cui non posso rispondere, io gliel’ ho chiesto… ma i segreti son tali proprio perché non devono essere spifferati ai quattro venti, figuriamoci su un blog!
“Quando abbiamo pubblicato il nostro primo romanzo, avevamo scelto lo pseudonimo di Elias Mandreu perché il lettore avesse la sensazione di avere tra le mani il lavoro di una singola persona, non un collage. Ci è piaciuto pensare che Elias esistesse davvero, e noi tre ne fossimo i medium. Così, quando ho finito Mystery Shopper, mi è venuto spontaneo usare nuovamente un nom de plume”.
Antonio confessa che parte di questa sua scelta deriva dal suo amore per i fumetti: “gran parte dei supereroi hanno una seconda identità, e ho pensato che anche io non potevo essere da meno. Mi sono fermato qui, però, nel senso che almeno per ora non ho scelto un costume col mantello da usare quando presento i libri. Non sarebbe un’idea malvagia, però, potrei pensarci per il futuro”. Perché no? Io lo trovo simpatico, nonché una buona strategia di marketing!!!

Parliamo del libro Mystery Shopper.
“È il mio primo romanzo da solista, che segue Nero riflesso e Dopotutto, scritti nel collettivo Elias Mandreu e usciti per Il Maestrale nel 2009 e nel 2010”.
“Non è, tecnicamente, un noir, anche se in alcuni casi attingo a quelle atmosfere, specie per quanto riguarda una certa amarezza di fondo” .
“Il protagonista della storia fa appunto il mystery shopper. È una figura professionale molto più diffusa di quanto si pensi, ed è una persona che si finge acquirente in negozi oppure fruitore di servizi, per poi dare un giudizio sulle persone. Nel nostro caso il mystery shopper è una persona cinica che compie il suo lavoro con sadismo, senza mai farsi coinvolgere sul piano emotivo. Non ha amici, non ha affetti, non desidera averne e sta benissimo così. Questo sinché non riceve una proposta di lavoro piuttosto particolare: una multinazionale vuole
commercializzare la felicità, e lui dovrà provare a vedere come funziona. Il protagonista è una persona all’inizio perfettamente integrata in questo contesto sociale, ma le sue certezze iniziano a crollare in virtù dell’esperimento a cui si sottopone. Non è che diventa buono, semplicemente qualcosa in lui inizia a non funzionare”.
Aggiunge: “È una premessa surreale per un romanzo che racconta (spero) con sarcasmo di come ormai tendiamo a essere non più individui ma solo utenti o fruitori di qualcosa, che sia un prodotto, o un servizio, e di come le grosse multinazionali vogliano controllare le nostre vite, dai dettagli minimi sino alle scelte più importanti”.
Chiedo ad Antonio cosa la scrittura rappresenta per lui.
“Per prima cosa un grande dono ricevuto dalla vita. Non è scontato né dovuto che qualcuno ti pubblichi un libro. Il fatto che io ci sia riuscito è qualcosa che per molto tempo sognavo senza neanche osare di sperarlo. Normalmente scrivere è un modo per raccontare agli altri la tua visione delle cose, ma nel mio caso è prima di tutto un modo per definire più chiaramente quella stessa visione. Ciò detto, mentirei dicendo che scrivo per me stesso. Non credo neanche a chi dice di farlo. Si scrive pensando sempre a chi ti leggerà, e con la speranza che il pubblico sia sempre più vasto, e possibilmente contento di quello che legge”.
Gli chiedo di consigliare a me e a tutti i lettori di Tag Sardegna un libro. Risponde che questa domanda lo mette sempre in crisi, perché ci sono così tanti autori che apprezza che spesso qualcuno se lo dimentica.
Ma poi, fortunatamente ce lo dice “Ho iniziato ad appassionarmi al genere noir leggendo il Centodelitti di Giorgio Scerbanenco, libro che insegna una dote preziosa, quella dell’asciuttezza e della sintesi. Uno dei miei libri di riferimento è Moby Dick, forse per il fatto che insieme a Zanna Bianca di Jack London è stato praticamente il primo romanzo che ho letto quando ero bambino. Tra gli autori contemporanei amo molto Joe R. Lansdale, un grande narratore e maestro dei dialoghi, e poi Jonathan Coe. Amo molto la narrativa americana e mi secca che alcune elite culturali europee la snobbino. Ma per rispondere alla domanda, il libro che non deve mancare mai nella libreria è il prossimo libro che leggeremo”. Un invito a leggere, leggere e leggere insomma! E certo male non fa!

Infine, l’ultima domanda è per la Sardegna. L’auore di Mystery Shopper sostiene che l’isola ospita un microclima ideale per far crescere chi scrive. “Qui abbiamo un numero di lettori superiore alla media nazionale, che sono tendenzialmente ben disposti a leggere storie dei propri conterranei. Abbiamo scrittori e scrittrici di assoluto livello, Fois, Murgia, Abate, Todde e Angioni solo per fare i primi nomi che mi passano per la testa. Ci sono festival letterari presi d’assalto da un pubblico vasto e attento, a Gavoi ho visto scrittori di livello internazionale confessare di non aver mai visto nulla di simile”.
Insomma, per Antonio la Sardegna è un ambiente rassicurante per chi si mette in testa di scrivere. Ma, c’è un ma.

“C’è un rovescio della medaglia” afferma, “un romanzo non è interessante o bello solo perchè parla di Sardegna, i rischi dello stereotipo e del manierismo sono sempre in agguato e bisogna fare attenzione. Spesso tendiamo a idealizzare la Sardegna, innamorandoci delle differenze rispetto al resto d’Italia, e trascurando colpevolmente le analogie che pure ci sono e dovrebbero metterci in guardia. Ad esempio, molte volte abbiamo una visione indulgente, per non dire fiabesca e mitologica, del nostro banditismo, e nel frattempo non vogliamo vedere come la criminalità organizzata, mafia e camorra se le vogliamo chiamare col loro nome, stia penetrando anche da noi”.
Secondo Bachis “chi scrive al giorno d’oggi ha secondo me il compito di parlare anche di queste realtà meno rassicuranti, per le cartoline suggestive si può sempre andare in cartoleria”.
Tornando al libro io ho appena iniziato a leggerlo, vi dirò cosa ne penso, anche se son convinta, viste le premesse, che sia un’opera interessante, da aggiungere alla propria libreria (a fianco a Moby Dick ovviamente!). Alcune recensioni: qui e qui. Mentre, qui la pagina su Facebook.
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